Per quanto sia difficile accettarlo, gli esseri umani non sono creature completamente
razionali; questo influenza non solo i comportamenti sociali, ma impatta notevolmente anche l’esito delle nostre scelte economiche e finanziarie.
Storia dell’economia comportamentale
Dopo un primo momento in cui Adam Smith (1723-1790), filosofo ed economista scozzese, avvicina la teoria economica alla psicologia, e in cui Jeremy Bentham (1748-1832) evidenzia, tramite la teoria dell’utilitarismo, la rilevanza che emozioni e motivazioni hanno sulle decisioni, la teoria neoclassica sviluppa il modello dell’Homo Oeconomicus, un essere perfettamente razionale che rifiuta ogni tipo di legame con l’emotività. Per più di un secolo, dunque, l’economia e la psicologia rimangono due discipline indipendenti.
A partire dagli anni ’60, ma soprattutto dagli anni ’80, invece, grazie agli studi sull’elaborazione delle informazioni tramite la psicologia cognitiva, l’economia comportamentale diventa estremamente importante: numerosi studiosi e premi Nobel mostrano le lacune che i modelli economici razionali presentano, soprattutto in merito al giudizio umano e alla teoria delle decisioni in condizioni d’incertezza.
Citando la Borsa Italiana: con il termine finanza comportamentale si indica quella branca degli studi economici che indaga i comportamenti dei mercati finanziari includendo nei propri modelli i principi di psicologia legati al comportamento individuale e sociale. L’economia comportamentale, dunque, non si sostituisce alla teoria classica, ma la completa e la perfeziona, rendendola più efficace in quanto descrittiva.
Applicazione pratica
Le decisioni economiche che vengono prese, sia da parte dei singoli individui sia da gruppi sociali più ampi, possono essere spesso spiegate tramite lo studio della psicologia e non solo attraverso l’applicazione della teoria economica classica. Per capire al meglio questo concetto possiamo individuare quattro principali elementi che contribuiscono alle scelte decisionali, oltre ovviamente alle informazioni razionali e tecniche (probabilità, statistiche): le esperienze passate, il contesto in cui ci troviamo, le convinzioni personali e le modalità tramite cui le informazioni ci vengono presentate.
Tra le più importanti applicazioni vi sono le euristiche mentali, scorciatoie che il nostro cervello attua per prendere decisioni velocemente e processare l’enorme numero di informazioni a cui è sottoposto quotidianamente, ma che possono anche portare a errori e conclusioni irrazionali. Possiamo poi identificare bias cognitivi ed emotivi:
– l’home bias, che porta a investire prevalentemente nel mercato locale, a volte sovrastimandolo;
– il loss aversion bias, in cui la motivazione a evitare una perdita può superare la motivazione a realizzare un guadagno e, di conseguenza, portare a prendere scelte troppo conservative;
– il confirmation bias, ovvero la tendenza a filtrare le informazioni considerando rilevanti solo quelle in linea con le nostre convinzioni;
– il comportamento da gregge, (il cui esempio rilevante più recente è lo scoppio della bolla di GameStop), che porta a ignorare le convinzioni personali in favore di quelle della maggioranza
– Anche la modalità in cui viene presentata un’informazione, ponendo l’accento sul negativo o sul positivo, influenza la nostra percezione (framing).
Questi aspetti sono importanti perché, soprattutto in condizioni di incertezza, le più probabili nella vita reale, spesso non disponiamo, o non possiamo accedere, a tutte le informazioni necessarie per cui tendiamo a farci influenzare anche dalla soggettività.
In questo contesto diventa fondamentale gestire il divario tra percezione del rischio e tolleranza al rischio, ricordandoci che l’intensità percepita della perdita è mediamente 2,5 volte più forte rispetto a una vincita e dunque, questo può portarci, se non attuiamo una strategia a priori, a vanificare la possibilità di guadagni futuri, trasportati dal panico presente.
Questa è solo un’introduzione generale ai capisaldi della finanza comportamentale ma se l’argomento ti è sembrato interessante e vorresti approfondirlo, noi di JEunito ti consigliamo di leggere “Pensieri lenti e veloci” di Daniel Kahneman, per capire a pieno i sistemi mentali alla base delle decisioni umane, e il saggio “Nudge – La spinta gentile” di Richard H. Thaler e Cass R. Sunstein, in modo da creare una strategia attiva che possa influenzare in modo consapevole le tue decisioni.

